Comune di Arcinazzo Romano
Il comune di
Arcinazzo Romano, uno dei centri più elevati della Valle dell'Aniene, sorge
su un territorio di confine, abitato fin dai tempi dei romani, come
testimonia la presenza di numerosi siti archeologici, quali la villa di
epoca imperiale degli Altipiani. Nota fino alla fine del 1800 come Ponza
di Arcinazzo, dopo le invasioni barbariche, entra intorno all'anno 1000
in un periodo di dominazione longobarda - il cui signore, Ildemondo, è
stato capostipite della famiglia di Papa Alessandro IV - e, successivamente,
diventa possedimento dell'abbazia di Subiaco.
Caratteristico è
il centro storico, di impostazione medioevale ed importante è la Chiesa
Parrocchiale di S. Maria Assunta, che compare in un documento storico per la
prima volta nel 1300. La chiesa, di origine modesta, e, forse, di stile
gotico, ha subito nel tempo diversi rimaneggiamenti, fino all'ultimo,
intorno al 1830 che le ha dato il suo aspetto definitivo. Il portale,
l'altare e i tre capitelli usati come acquasantiera provengono dalla villa
romana degli Altipiani.
Il
comune di Arcinazzo Romano, uno dei centri più elevati della Valle dell'Aniene,
sorge su un territorio di confine fra la provincia di Roma e la Provincia di
Frosinone. Abitato fin dall'antichità, come testimoniano i numerosi resti
archeologici presenti nell'area (villa imperiale di Traiano), il suo nome - che
ha mantenuto fino al 1892 - era Ponza d'Arcinazzo.
Le
difficoltà di collocare storicamente le origini di Ponza sono confermate dalle
molte ipotesi degli storici sull'origine del nome stesso. Alcuni lo fanno
risalire alla famiglia Pontia, che aveva vasti possedimenti nell'area, altri
parlano di esuli dall'isola di Ponza occupata dai saraceni o, secondo un
affresco del XIV secolo, dalla presenza di un ponte. Il nome Arcinazzo, invece,
adottato nel 1892, deriva da Arx Martii (un patrizio romano che qui aveva le sue
terre) oppure da Arcinia, concubina dell'imperatore Claudio che qui aveva una
villa.
Il
più antico documento che parla della massa ponzana data del 720 d.c. e
fa ritenere che le brulle pendici del Monte Pianezze, dove sorgerà poi il
Castrum di Ponza, erano coltivate ed abitate con casolari sparsi, stalle e
fontanili, fin dall'età romana, conosciute come territorio di Affile, noto oppidum
romano e colonia italica nella età pre-romana, al confine fra le terre degli
Ernici e quelle degli Equi.
Nel
X secolo Ponza acquisisce una sua identità geografica e giuridica; con la bolla
papale del 2 agosto 937, Papa Leone VII cedeva il castello di Subiaco con le
terre vicine al Monastero di Santa Scolastica; fra le terre vicine c'è il fondum
pontianum, citato nei vari privilegi pontifici e confermato il 2 gennaio 967
dall'Imperatore Ottone, con un diploma imperiale.
Intorno
al 1087 si impadronisce di Ponza e di Affile un certo Ildemondo, signore di
origine incerta, che alcuni storici vogliono imparentato con i Conti di Tuscolo
di Benevento, insediatisi a forza in queste aree. La cosa non piacque al
bellicoso abate Giovanni V di Santa Scolastica, che da anni lottava per riuscire
a riconquistare quelle terre già percorse dai barbari e dai saraceni ed a fare
di Subiaco il centro unificante di tutto il territorio. L'abate Giovanni per
poter scacciare Ildemondo chiede aiuto al Papa Pasquale II; le truppe alleate
espugnano Ponza nell'agosto del 1109.
Dal
XIII secolo Ponza si sviluppa e si allarga territorialmente anche a spese della
vicina Affile. La vita della comunità gravita attorno al lavoro dei campi, ai
riti religiosi ed all'Abbazia che detta le regole di comportamento, le
concessioni, le leggi, come si può desumere dagli statuti promulgati nel XV
secolo per i singoli castelli vassalli dell'Abbazia. Quello di Ponza si può
datare intorno al 1597 e viene concessa alla comunità l'elezione del
contestabile e dei suoi ufficiali, mentre resta al commendatario l'elezione del
vicario e del mandatario. Gli abitanti si impegnano a custodire le porte del
paese giorno e notte, a pagare i tributi e le decime su tutto quello che si
semina e sui capi di bestiame ed a pagare un tributo "alle reverende
monache di Subiaco".
Rodrigo
Borgia, il futuro papa Alessandro VI, allora cardinale Commendatario
dell'Abbazia, firma un accordo con il quale Ponza deve pagare il suo tributo
annuo, detto assisa, nella festa di S. Michele Arcangelo.
Dopo
i Borgia, un'altra famiglia romana ebbe la commenda del territorio sublacense
fino al 1608: i Colonna. In quegli anni fu fatto un censimento e Ponza contava
200 case, 1200 persone, raccoglieva molti quintali di grano e possedeva
moltissimi capi di bestiame. Ai colonna seguirono i Borghese ed i Barberini fino
al 1735, anno in cui il papa togie ai cardinali commendatari la giurisdizione
temporale del territorio sublacense, che passa direttamente sotto il controllo
dell'amministrazione dello stato pontificio.
Nel
1861 Ponza passa a far parte del Regno d'Italia e nel 1871 essa conta 1140
abitanti. Nel 1892 Ponza deve cambiare nome per l'omonimia con le isole Ponziane
e si chiama Arcinazzo Romano, prendendo il nome di quel Narzio, patrizio di
Subiaco, vissuto nel IV secolo, che lasciò alla Chiesa ed al Papa Damaso i
propri territori e la rocca (arce), posti sull'altipiano alle ripide falde del
Monte Altuino, a non molta distanza dall'antica Via Sublacense.
(dalla tesi di laurea della D.ssa Natalina Callari)
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